Con l’ora che cambia e il buio alle sei, la luce in casa resta accesa molte più ore che a giugno. È il momento in cui si pensa di fare qualcosa, e di solito si fa la cosa sbagliata: si comprano lampadine nuove per tutta casa, tutte insieme, senza sapere quali contano.
Prima misura le ore, non i watt
Il consumo di una luce dipende da quanto assorbe e da quanto sta accesa. Una lampada da lettura accesa quattro ore ogni sera pesa molto più di un faretto della dispensa acceso trenta secondi al giorno, anche se il faretto consuma il doppio. Quindi il primo passo non è guardare le etichette: è fare un giro di casa alle nove di sera e scrivere quali punti luce sono accesi.
Fallo per due o tre sere e viene fuori un elenco corto, di solito quattro o cinque punti: la plafoniera della cucina, la lampada del soggiorno, la luce del corridoio, l’abat-jour in camera. Lì dentro c’è la gran parte delle ore di accensione della casa. Tutto il resto è rumore di fondo.
Le tre cose da fare su quei quattro punti
Una volta individuati, gli interventi sono pochi e concreti:
- Verifica che siano davvero a LED. Molte case hanno ancora alogene nei faretti e nei lampadari a più bracci, proprio dove la vecchia lampadina a incandescenza era stata sostituita con un’alogena “di passaggio” e lì è rimasta. Una lampadina alogena si riconosce a occhio: scotta dopo un minuto e ha il filamento visibile dentro una capsula.
- Guarda quante lampadine ci sono sullo stesso interruttore. Un lampadario a cinque bracci acceso tutta la sera in una stanza dove ne basterebbero due è una scelta di arredo, non di illuminazione. Spesso la soluzione non è cambiare lampadine ma aggiungere una lampada da terra e smettere di accendere il lampadario.
- Separa la luce di servizio da quella di presenza. In cucina serve luce forte sul piano di lavoro mentre cucini, non per tutta la serata. Una striscia o una lampada sul piano, accesa solo quando lavori, permette di tenere spenta la plafoniera il resto del tempo.
Le luci che restano accese senza che tu te ne accorga
C’è una categoria a parte: le luci che nessuno spegne perché nessuno le vede. La lampadina del ripostiglio dietro la porta, quella della cantina, quella del box. Stanno accese ore intere senza che nessuno ci entri, e si scoprono solo per caso.
Il rimedio pratico è un interruttore con spia luminosa, di quelli che restano accesi quando il circuito è chiuso: così dal corridoio vedi subito che la cantina è accesa. In alternativa, nei locali di passaggio, un rilevatore di presenza o una lampadina con sensore avvitata al portalampada esistente, che non richiede modifiche all’impianto.
Due ultime cose che costano zero. La prima: pulire i paralumi e i vetri delle plafoniere. La polvere accumulata in un anno toglie luce in modo serio, e la reazione istintiva è accendere un’altra lampada invece di passare uno straccio. La seconda: controllare la tonalità delle lampadine che hai. Una luce fredda e azzurrina in soggiorno fa sembrare la stanza meno accogliente e spinge ad accendere di più; una luce calda nello stesso punto, a parità di consumo, dà la sensazione di bastare da sola.
Foto: Gunn, Thomas Butler, 1826-1903 — Wikimedia Commons (Public domain)

