Capita ogni anno nello stesso momento: in estate gli asciugamani profumavano, a metà ottobre dopo due giorni hanno quell’odore di chiuso che torna appena li bagni. La tentazione è cambiare detersivo o aumentare la dose di ammorbidente. Quasi sempre è la strada sbagliata, perché il problema non è come li lavi ma quanto tempo restano umidi dopo.
Il conto che non torna
Un asciugamano usato dopo la doccia è bagnato. In estate, con la finestra aperta, in poche ore è asciutto. Adesso il bagno è il locale più umido della casa, la finestra la teniamo chiusa perché fa freddo, e lo stesso asciugamano resta umido fino alla doccia successiva. Un tessuto spesso che non asciuga mai del tutto sviluppa odore: è semplicemente così, e nessun ammorbidente lo evita. Anzi, l’ammorbidente in eccesso lascia sulle fibre un residuo che riduce l’assorbenza, quindi l’asciugamano si bagna di più e asciuga peggio. È il cane che si morde la coda.
Cosa cambiare, in ordine di efficacia
- Apri l’asciugamano per tutta la sua larghezza. Appeso in due o tre pieghe sovrapposte sul gancio, la parte interna non asciuga mai. Sul portasciugamani disteso, o su due ganci distanti, cambia tutto.
- Non appoggiarlo sul termosifone acceso ripiegato. Asciuga la faccia esterna e lascia umida quella contro il metallo, e intanto il calorifero scalda il panno invece della stanza.
- Finestra del bagno spalancata cinque minuti dopo la doccia, con la porta chiusa. Cinque minuti, non mezz’ora: butti fuori il vapore senza raffreddare i muri.
- Riduci l’ammorbidente o toglilo per qualche lavaggio e vedi come vanno le cose.
- Non lasciarli in lavatrice a fine ciclo. Ammassati e umidi nel cestello chiuso, in due ore l’odore c’è già.
Recuperare quelli che l’odore ce l’hanno già
Se gli asciugamani sono arrivati al punto in cui puzzano appena bagnati, un lavaggio normale non basta. Fai un ciclo senza detersivo e senza ammorbidente, alla temperatura più alta consentita dall’etichetta del capo — sul cotone bianco spesso è 60 gradi — aggiungendo nel cestello una tazza di aceto bianco. Poi, se serve, un secondo lavaggio normale. L’obiettivo è sciogliere i residui accumulati, non profumare.
Vale la pena fare lo stesso trattamento alla lavatrice: guarnizione dell’oblò asciugata con un panno, vaschetta del detersivo smontata e sciacquata, filtro in basso aperto sopra una bacinella. Se la lavatrice ha un odore suo, lo passa a tutto quello che ci metti dentro, e in questa stagione — con i lavaggi a bassa temperatura e l’oblò sempre chiuso — l’odore si forma più in fretta. L’abitudine di lasciare l’oblò socchiuso tra un bucato e l’altro non costa niente e si vede nel giro di due settimane.
Per gli strofinacci di cucina vale lo stesso discorso, con un’aggravante: li usiamo anche per asciugare le mani e le stoviglie, quindi partono già umidi e con residui di grasso. Cambiarli ogni due giorni in questa stagione è più ragionevole che cercare il detersivo miracoloso.
Foto: Federal Bureau of Investigation — Wikimedia Commons (Public domain)
