Le prime mattine di settembre in cui trovi i vetri appannati sono un segnale, non un guasto. L’aria di casa contiene vapore che produciamo noi: respiro, docce, pentole, panni stesi. Finché fuori è caldo il vetro resta tiepido e il vapore resta invisibile. Appena la notte scende sotto i quindici gradi, il vetro diventa la superficie più fredda della stanza e l’acqua si deposita lì. Il punto è capire se si tratta di una quantità normale di umidità mal gestita o di una finestra che disperde più del resto.
Il test del bicchiere, la sera prima
Prendi un bicchiere di vetro liscio, riempilo d’acqua del rubinetto e mettici dentro tre o quattro cubetti di ghiaccio. Appoggialo su un piatto al centro della stanza che ti dà problemi, lontano dai termosifoni e dalla finestra. Aspetta cinque minuti e guarda le pareti del bicchiere.
- Se il bicchiere si ricopre subito di goccioline che colano, l’aria della stanza è carica di umidità: il problema riguarda tutta la casa, non solo quel vetro.
- Se il bicchiere resta quasi asciutto, con al massimo un velo opaco, l’aria è ragionevolmente secca e la condensa sui vetri dipende da quanto è freddo il vetro, cioè dall’infisso.
È un test grossolano, non una misura, ma nella pratica separa bene i due casi. Se vuoi qualcosa di più stabile, un igrometro da pochi euro appoggiato sul comodino ti dice ogni mattina a che punto sei, e in una settimana capisci se i valori salgono nei giorni in cui asciughi il bucato in casa.
Se l’aria è troppo umida
La prima cosa da cambiare stasera è dove metti lo stendino. Un carico di bucato steso in camera da letto con la porta chiusa rilascia tutta la sua acqua nell’aria che respiri per otto ore. Spostalo in bagno con la finestra a fessura, oppure in una stanza che poi arieggi bene a metà mattina.
Poi c’è il modo di aprire le finestre. A settembre non serve tenerle socchiuse un’ora: spalanca due finestre opposte per cinque o sei minuti, crea corrente, richiudi. L’aria si cambia tutta e i muri non fanno in tempo a raffreddarsi. Aggiungi la cappa in cucina quando bolli l’acqua e la ventola del bagno accesa fino a dieci minuti dopo la doccia, con la porta chiusa mentre gira.
Se il problema è il vetro
Con l’aria asciutta e la condensa che si forma comunque, la finestra sta perdendo calore. Passa una mano lungo il perimetro dell’anta chiusa in una serata ventosa: se senti aria muoversi, la guarnizione è schiacciata o mancante e si sostituisce con una guarnizione adesiva in gomma comprata a metro. Controlla anche i fori di drenaggio sul profilo inferiore, quei piccoli tagli che scaricano l’acqua verso l’esterno: se sono otturati da polvere e insetti, l’acqua ristagna nel telaio. Si liberano con uno stuzzicadenti.
Nel frattempo, ogni mattina passa un panno di microfibra sui vetri e sul davanzale interno prima di uscire. È un gesto da un minuto che evita che l’acqua scenda e resti sul legno o sul silicone, dove poi si formano le macchie scure che sono molto più noiose da togliere.
Foto: Pink Sherbet Photography from USA — Wikimedia Commons (CC BY 2.0)

